Vacanze nel Salento a Santa Caterina, una breve guida

Per le vacanze nel Salento non avete che da scegliere, ci sono davvero un sacco di posti belli da vivere. Uno di questi è Santa Caterina, un paesino sulla costa ionica tra Porto Cesareo e Gallipoli, a ridosso dello splendido Parco Naturale di Porto Selvaggio. Ecco la mia breve guida vacanze a Santa Caterina, di seguito.

Dove si trova?
Santa Caterina si trova, come detto prima, tra Porto Cesareo e Gallipoli, molto più vicina a quest’ultima, circa una decina di chilometri. E’ una frazione del comune di Nardò, situato un po’ più nell’entroterra, città questa da visitare nel suo bellissimo centro storico a partire dalla piazza Salandra. Andando verso nord di Santa Caterina, nell’arco di pochi chilometri trovate il Parco Naturale di Porto Selvaggio con la meravigliosa Baia di Uluzzo e la Torre Uluzzo. Proseguendo trovate Serra Cicora, Torre Inserraglio, Sant’Isidoro e dopo circa 20 km Porto Cesareo. Andando verso sud di Santa Caterina, invece, trovate subito Santa Maria al Bagno e poi cominciate a immergervi nel territorio gallipolino con Lido Conchiglie e Rivabella. Addentrandovi nel territorio interno del Salento, da Santa Caterina è facile raggiungere le città di Galatone, Galatina e Copertino, oltre che quella di Nardò.

Come è la zona?

La zona di Santa Caterina è costituita da una parte alta (collinare) e una parte sul lungomare. Quando la terra incontra il mare qui offre dei frutti di roccia, di scoglio e in alcuni tratti di natura sabbiosa (ma non pensate di trovare le spiagge di Porto Cesareo o di Gallipoli o di altre zone): qui la bellezza è il panorama roccioso che la fa da padrone! Immaginatevi una serie di gradoni che scendono verso il mare e che formano anche numerose grotte circostanti. Spostandovi nell’entroterra, invece, in zona è possibile ammirare tra le masserie più belle del Salento, credetemi: Masseria dell’Alto, Masseria Brusca, Masseria Li Cafari, … A mio avviso è una zona di campagna tra le più belle da vedere quaggiù. Andando verso Porto Selvaggio ciò che colpisce è la vegetazione, composta prevalentemente da pino d’Aleppo e cipresso comune, acacie, tamerici e lecci. La pineta è fantastica ed è fantastica anche la cittadina stessa, composta in prevalenza di belle villette nella parte alta. Rispetto alle altre località, Santa Caterina, infatti, è più calma, riservata e quieta, ideale per chi volesse passare un periodo di vacanza nella tranquillità, con un mare chiarissimo e dei panorami a portata di sguardo, molto simili a quelli che potete vedere a go go lungo la litoranea Otranto – Santa Maria di Leuca: la Baia di Uluzzo è senza ombra di dubbio paragonabile a questi.

Ville e dimore di tutti i gusti

Santa Caterina è bella esteticamente anche e soprattutto grazie alla sua architettura. Nella parte alta e soprattutto nella zona delle Cenate, lungo la strada che conduce a Nardò, ci sono decine di ville costruite principalmente tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Ma ce ne sono di più antiche, risalenti anche fino al 1500. Gli stili di queste ville sono davvero molteplici: nel mezzo di ulivi secolari o pinete, potete trovarne alcune in stile barocco, altre in stile moresco con motivi orientali, altre in stile liberty. Alcune hanno dei motivi neoclassici e sono imponenti, mastodontiche, altre invece sono del tutto nascoste nella vegetazione. Poi ci sono anche le dimore storiche, come la villa Taverna e la Villa del Vescovo, quest’ultima la dimora estiva del vescovo di Nardò. Ecco un elenco completo delle ville della zona: villa Saetta (oggi De Michele), villa Vaglio Massa (oggi Caputo) , la villa vescovile nota come Cenata di Monsignore; villa Personè (oggi Venturi), Villa Zuccaro (oggi De Mitri), Villa De Noha (oggi Quinto), villa Vetere (oggi Venturi), Villa Cristina dei Personè (ora de Benedictis), villa Muci (oggi Fonte), villa del Prete, villa Sangiovanni, villa Arachi (ora Filograna), villa Leuzzi, villa Zuccaro (oggi Giulio), villa la Taverna, e villa di Portoselvaggio (l’elenco completo l’ho tratto da qui). Lungo la fascia viaria che perimetra la costa, invece, si trovano case e residenze private.

Le Torri di Santa Caterina
Ovviamente, come lungo tutta la costa salentina, anche qui non possono mancare le torri di avvistamento del XVI secolo, a pianta quadrata: Torre dell’Alto e Torre Santa Caterina.

Torre dell’Alto

In realtà il suo nome completo è Torre Santa Maria dell’Alto, ma comunemente la si conosce come Torre dell’Alto e basta. Si trova sullo sperone roccioso a strapiombo sul mare, che da un lato guarda verso Santa Caterina, dall’altro verso Porto Selvaggio. E’ situata a 51 metri sul livello del mare. La sua origine risale alla seconda metà del XVI secolo, eretta a seguito del progetto del viceré spagnolo Don Pietro da Toledo con l’intento di avvistare i nemici provenienti dal mare. Il mastro di Nardò Angelo Spalletta la terminò di costruire nel 1569. La torre è a pianta quadrata, con basamento troncopiramidale. Il piano superiore, dotato di porta d’accesso, termina con una cornice a beccatelli ed è provvisto di merli e di dieci piombatoie distribuite su tutti e quattro i lati. Vi si accede da una grande scalinata in tufo con tre arcate. I due livelli all’epoca avevano due funzioni differenti: il piano inferiore era il deposito per le scorte; Il piano superiore, diviso in quattro ambienti, era l’abitazione dei cavallari, le guardie che presidiavano la torre e che correvano col cavallo a segnalare ai paesi dell’entroterra l’arrivo dei pirati. La torre comunica a nord con Torre Uluzzo, a sud con Torre Santa Caterina.

Torre Santa Caterina
Anch’essa aveva le stesse funzioni delle altre torri costiere salentine. E’ dotata di piano inferiore adibito a deposito e piano superiore a residenza per i cavallari. La torre si trova a 60 metri sul livello del mare ed è quasi seminascosta, ricoperta letteralmente da una fitta vegetazione di alberi.

Il dirupo della Dannata

Lo sperone roccioso a strapiombo sul mare sul quale sorge la Torre dell’Alto, si chiama però Dirupo della Dannata. Vi spiego il perchè. Nella Masseria dell’Alto, proprio a due passi dalla torre, viveva una ragazza di nome Marta, che era una ragazza ricca e che suonava il pianoforte. Marta amava Giorgio, un ragazzo povero e contadino. Il padre di lei non poteva accettare un simile amore e la rinchiuse in una stanza, per punirla. Chiusa nella sua stanza, Marta fuggì di notte attraverso la finestra con una corda di lenzuola come fune. Arrivò presso la casa fatta di pietre a secco di Giorgio, ma lui non c’era. Allora, presa dalla disperazione, Marta si avviò verso la Torre dell’Alto e da lì si getto volando per circa 50 metri e morendo d’amore. A seguito di questo evento, la madre impazzì per il dolore, mentre il padre si impiccò. Da allora, quella rupe fu dannata, alcuni pescatori sentono ancora quell’urlo disperato di Marta di notte. Ecco a voi il …dirupo della Dannata. Tuttavia, un’altra versione parla del fatto che da lì si gettò sì una ragazza, ma era una ragazza del popolo che voleva sfuggire allo jus primae noctis.

La Masseria dell’Alto
Prima di essere una masseria, era forse un monastero italo-greco, poi benedettino maschile. Si pensa sia stato fondato nel 1125 da Guidone Vermiglio, come ringraziamento per essere scampato al pericolo di affogare in mare. In realtà questa è una semplice tradizione sbagliata perchè il documento in cui è scritta (Chronicon Neritinum dell’abate Stefano) è un falso del ‘700. I primi riscontri del monastero risalgono al 1310, ma ne rimangono proprio pochi resti, tra l’altro tutti inglobati nella costruzione della masseria. Le informazioni che seguono le cito dal sito Portoselvaggio.it: “Dell’edificio, la cui mole massiccia e l’immediata vicinanza al mare potrebbero far supporre un esempio di monastero fortificato, rimane la chiesa annessa, fortemente rimaneggiata da interventi barocchi che ne hanno alterato l’originaria fisionomia. Un affresco di pregevole fattura, raffigurante una Madonna con Bambino, l’unico riferibile alla struttura primitiva, presenta un’iscrizione esegetica in greco ai lati del volto della Vergine, nella quale si legge: ḾP ΘU (Mater Dei); sul lato destro del volto del Bambino si legge IC/XC (Iesus Christus)”

Che ne pensate, ne vale la pena una vacanzina a Santa Caterina?

Foto di apertura | Alt&r&g0
Foto Porto Selvaggio | Kato Salento
Foto della villa
Foto Torre dell’Alto | Lupiae
Foto Dirupo della Dannata | LucaBH

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3 Commenti su “Vacanze nel Salento a Santa Caterina, una breve guida

  1. Bene, finalmente una bella guida su Santa Caterina!

    Invitiamo tutti i lettori di quest’articolo a completare la lettura con una visita al sito del Santa Caterina Resort, una nuova elegante realtà ricettiva composta da 22 suitè e dotata di una fornitissima SPA.