Avventura archeologica nei dintorni di Otranto: le pietre fitte del Salento

(post scritto da Alessandro la cui biografia la trovi alla fine) Questo di oggi è un racconto di viaggio che vale per tutti quelli che pensano che il Salento sia soltanto spiagge, mare e sole (come se fosse poco), e si riferisce alla mia vacanza nei dintorni di Otranto della scorsa estate. Nel corso del mio breve ma intenso tour avevo deciso di fare tappa nei pressi di Otranto, visto che i miei genitori mi avevano consigliato caldamente di fare il bagno a Porto Badisco.

Ho deciso di prendere alloggio in un bed & breakfast a Otranto, anzi, per dire il vero, nell’entroterra di Otranto, nel borgo di Casamassella, che si trova ad appena quattro chilometri da Porto Badisco. E qui ho avuto la prima bella sorpresa: immaginavo, ad esser sincero, che questo borgo collinare, rarissimo in una terra pressochè piatta come la Puglia, fosse qualcosa di bello, ed ho scoperto invece che è ancora meglio. Il minuscolo paese presenta una piazza dominata dal castello e dalla chiesa di San Michele Arcangelo (particolarmente venerato in questa zona, come testimonia il nome della vicina Monte Sant’Angelo), che è una specie di “salotto” per i gli abitanti di questo piccolo agglomerato di casette.

E’ parlando in piazza con gli anziani del posto, piuttosto ciarlieri e ben felici di movimentare la sonnolenta tranquillità del borgo, che sono venuto a conoscenza della presenza di straordinari insediamenti archeologici nell’area. Quando sento parlare di archeologia, non posso fare a meno di lasciarmi conquistare da una divorante curiosità di scoprire strutture arcaiche e misteriose che portano addosso il fascino dei millenni. La mia immaginazione si è letteralmente infiammata quando, dopo aver sentito decantare la famosa Grotta dei Cervi di Porto Badisco, ho sentito parlare delle “pietre fitte” salentine.

Sono così venuto a sapere dell’esistenza di questa sorta di menhir, in tutto e per tutto simili a quelli che avevo visitato in precedenti viaggi in Bretagna ed in Sardegna, ma con una peculiarità tutta loro: mentre altrove ho visto tavole megalitiche ampie e piatte, di colore bruno-grigio, quelle salentine sono stiliformi e spesso di colore vicino al bianco. Ho così scoperto che, delle 152 pietre fitte censite nel Salento, ben 18 sono nel Comune di Giurdignano, a due chilometri da Casamassella, più quello di San Giovanni Malcantone nello stesso Comune di Casamassella (ovvero Uggiano La Chiesa). In un batter d’occhio ho deciso l’itinerario dell’escursione per il giorno successivo: visita alla pietra fitta di Uggiano, poi bagno a Porto Badisco, pranzo di fortuna e, tempo permettendo, visita alla Grotta dei Cervi, ma con una interessante variante: facendo tutta la strada a piedi e zaino in spalla.

La mattina mi ha visto mettermi in cammino da Casamassella per Uggiano La chiesa, sede del Comune, dove, appena fuori del paese si trova la suggestiva pietra fitta di San Giovanni Malcantone. Un consiglio valido per tutti i visitatori: il menhir è sperso nella campagna in un oliveto secolare, e la location è tanto suggestiva quanto recondita: è necessario entrare in paese e farselo indicare bene, meglio ancora farsi accompagnare. Il riferimento migliore che potete farvi dare è la fattoria fortificata di San Giovanni, che dà il nome a questa pietra fitta alta circa quattro metri. La cosa che più mi ha stupito è che un monumento così antico e pregiato se ne stia solitario e del tutto trascurato nel mezzo della campagna. E’ il modo che i salentini hanno di onorare questo antica stele dedicata un tempo al culto della fertilità, quello di lasciarla nel suo contesto naturale, anche se questo significa un lento ma inevitabile deterioramento. In un altro paese lo avrebbero messo sotto una campana di vetro all’interno di un museo, snaturandone il contesto e facendo pagare un biglietto salato.

Questa invece è cultura e bellezza accessibile a tutti.

Costeggiando la Strada provinciale 358, in mezzo a oliveti (molti) e coltivi (pochi), si raggiungono le formazioni rocciose di Porto Badisco. Ci sono circa quattro chilometri da San Giovanni al mare, che si possono coprire sotto il sole di giugno in un paio d’ore, o almeno questo è il tempo che ci vuole per chi adotta la mia filosofia “slow”. Porto Badisco mi ha accolto di lontano, con la chiesetta della Madonna della Serra che occhieggiava dalla collina carsica che domina la valle. Dopo aver scoperto che due litri d’acqua, nel Salento, sotto il sole di giugno, possono non bastare, ho deciso di fare uno spuntino, prima delle meritata immersione nel mare Adriatico. Vista l’ora, mi sono fermato al primo banchetto che ho trovato sulla strada e mi sono rifocillato in quattro e quattr’otto con una mangiata di ricci di mare freschi e un bicchiere di vino bianco.

Sceso sulla minuscola caletta di sabbia incuneata in una costa alta e rocciosa, mi sono finalmente rinfrancato con un bagno nella piscina naturale: è impressionante vedere le barche che sembrano volare, sospese sull’acqua trasparente. All’uscita del bagno, entusiasta di essere prossimo alla visita alla Grotta dei Cervi, ho però avuto una cocente delusione: peccando di ingenuità, non mi ero informato prima, e solo sul momento sono venuto a sapere che la Grotta è tuttora chiusa al pubblico. Unica consolazione: la possibilità di tornare direttamente a Casamassella con il bus navetta da Porto Badisco, alla modica cifra di un euro.

Post scritto da Alessandro Benedetti
Toscano doc, ma grande appassionato della Puglia, e del Salento in particolare. Mi piace viaggiare per la penisola, alla scoperta di itinerari insoliti, quelli che rimangono di solito fuori dalle rotte del turismo di massa. La passione per l’inusuale ed il curioso, e l’avversione per il banale e lo scontato, si riflette nella mia attività di blogger, come testimoniato dal mio blog di Curiosità su Firenze.

Foto | Andrea D’Alba

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