Puglia: non solo mare. Le vacanze in hotel sul Gargano

A volte la grandezza e la meraviglia sono caratteristiche paradossalmente negative. Più che altro lo sono per chi sta lì attorno. Pensiamo per esempio a un giovane faggio che ostinatamente prova a crescere in una faggeta antica. Pensiamo alle opere letterarie cosiddette minori solo perché confrontate con la fama e la suprema arte dei più conosciuti capolavori (primo caso che mi viene in mente: le Satire offuscate dall’Orlando Furioso dell’Ariosto). Un destino non del tutto dissimile può capitare anche con i luoghi geografici, e può capitare ancora di più in Puglia, troppo spesso celebrata (per carità: assolutamente a ragione) per le trasparenti lucentezze del proprio mare, per le calde atmosfere del proprio sole, per le bianche calci delle proprie case, per gli indimenticati ricordi dei propri cibi. Nessuno, o comunque pochi, troppo pochi, dicono che la Puglia è verde. E quando lo dicono, semmai, alludono all’olio extravergine di oliva.

I luoghi del culto in Gargano, Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo

Il Gargano è associato alle vacanze al mare, ma anche al turismo religioso. Stefania Guerra della redazione de Il Diario Montanaro, il portale di informazione di Monte Sant’Angelo e del Gargano, ci porta a conoscere la bellissima città di Monte Sant’Angelo, con tante curiosità religiose, e la vicina San Giovanni Rotondo, patria di Padre Pio.

Il Gargano da dipingere è una tela con soli pochi colori ma ricca di sfumature originali. Il verde della Nemetun Garganum, la foresta garganica come la definisce Virgilio, è adagiato in un mare dalle azzurre spiagge che si distribuiscono lungo il promontorio. Il nome Gargano ha varie etimologie, la più attendibile è quella del De Angelis che attribuisce un origine poco chiara, probabilmente, a Gargara e i popoli di lì venuti, confermando allo stesso tempo la sua notorietà sin dai tempi di Strabone, Orazio e Plinio il Vecchio.

Tuttavia la versione di Pompeo Sarnelli, secondo cui la etimologia è greca e fa riferimento al re Pilunno, che ne esaltò le bellezze, è più consona a quello che io penso del mio stesso territorio. Gargano significherebbe allegrezza. E nonostante gli elementi poco storici e più favoleggianti è bello immaginarlo così. Il clima risulta essere mediterraneo e, alternandosi nelle stagioni, accompagna le sue terre e le sue tradizioni. La storia legata all’aspetto geologico-orografico, con un’altitudine massima di 1056 m s.l.m. e un’estensione di circa 2100 km2, ha fatto del Gargano, oltre che una delle prime terre emerse in tutta Italia, anche un assetto territoriale arroccato.

La montagna che domina la parte interna del promontorio pugliese ha sviluppato una popolazione, le cui comunicazioni poco efficienti, hanno valorizzato il senso identitario-culturale dello stesso popolo. Allo stesso tempo fu luogo di genti che, trovandosi in questo habitat poco accessibile, permise loro una più radicata valorizzazione delle tradizioni tramandate dalle precedenti generazioni. Ebbe vita così, sin dal V secolo dopo Cristo, quel turismo religioso che si distingue per caratteristiche e peculiarità sacre in tutto il mondo. Basti pensare alla montagna dell’Angelo e al suo santuario. Monte Sant’Angelo, che dà il suo benvenuto con le bianche casette a schiera, è la città dalla storia che incanta. Il Liber de apparitione sancti Micaelis in monte Gargano narra dei tre episodi del culto micaelico. Il 490, 491, 492 sono le tre date che hanno segnato la strada del pellegrinaggio evangelico per eccellenza. I tre episodi, quello del Toro, della Battaglia e della Consacrazione, raccontano della magica grotta divenuta la Basilica di San Michele. E’ l’unica chiesa consacrata per mano sacra, dallo stesso Arcangelo. La Basilica di Monte Sant’Angelo è candidata a patrimonio dell’umanità Unesco. Dapprima piccola grotta, è divenuta, nel corso dei secoli e anche grazie ai popoli che si stabilirono nel paese, un santuario ricco di storia e pura arte, uno splendore che prende chiunque vi entri.

I Normanni, gli Svevi e gli Aragonesi e le altre genti che hanno incontrato questo monte hanno contribuito e influenzato la cultura, l’arte e l’architettura del paese. Così a dominare l’intera montagna è il campanile ottagonale fatto costruire da Federico II sullo schema di Castel del Monte. La torre dei Giganti, invece, che è la parte più antica del Castello ha la peculiarità endemica di vedere accrescere, sul proprio torrione, una pianta selvatica di nome, aubretia columnae, unica al mondo. La nota Tomba di Rotary, famosa per l’erronea attribuzione al re longobardo, è invece una cupola dal latino tumba, fatta costruire da Rodelgrimo e suo cognato Pagano da Parma. Pregevoli sono i bassorilievi che sormontano l’ingresso. La Chiesa di Santa Maria Maggiore risulta essere tra le più belle e antiche chiese della città, considerata, nei primi secoli, un prezioso supporto alla Basilica di S. Michele per le Sacre funzioni solenni.

A sud, il rione medievale lo Junno contorna questo paese dai tratti delicati. A sud est, l’Abbazia di Pulsano fa invece da cornice agli Eremi, primi nella classifica nazionale dei “luoghi del cuore”, censiti dalla Fai. A Monte Sant’Angelo, si affianca come turismo religioso, la città di San Giovanni Rotondo il cui pellegrinaggio è famoso per Padre Pio, divenuto santo. La casa Sollievo della Sofferenza, dallo stesso frate fortemente voluta e realizzata, risulta essere un “luogo di preghiera e di scienza”. La chiesa “grande” di Santa Maria delle Grazie, il cui architetto è Renzo Piano, accoglie ogni giorno i tanti fedeli che vengono in pellegrinaggio. Il Monte Calvo, la punta più alta del Gargano si eleva sul promontorio delimitando il golfo di Manfredonia, Vieste, Peschici, Rodi Garganico e le Isole Tremiti.

Foto 1 | Davide Massidda

Foto 2 | Marco, Car_Ma

Vieste tra storie di pirati, sirene e un fantastico mare

Vieste del Gargano rappresenta una delle mete più interessanti della Puglia, non a caso denominata la Perla del Gargano. I suoi simboli sono senz’altro Pizzomunno, uno scoglio calcareo alto circa 25 metri, ma anche il Castello Svevo e il monastero fortificato sulla Punta San Francesco. Distante solo pochi chilometri da alcune delle più belle spiagge del Gargano, Vieste rappresenta l’ideale per chi ama il mare ma anche le città storiche.

Consigli climatici per chi volesse svernare in Puglia

La Puglia in inverno che temperature ha? E’ possibile svernare in zona per chi proviene dalle rotte del nord? Ho ricevuto una domanda via email da Roberta, alla quale rispondo di seguito. Premessa: immagini come quella di apertura non sono tanto comuni in zona.

Salve,
avrei bisogno di una informazione: i miei suoceri (anziani) vorrebbero svernare in una località italiana, ho pensato alla Puglia che non ho mai visitato ma penso ci siano zone dove il clima sia mite rispetto al Nord, preferirebbero stare in prossimità del mare, potete consigliarmi qualcosa? Grazie mille e buon anno

Ok, vi dò allora alcune informazioni sulla situazione climatica in Puglia in inverno. Quando arrivate in regione potete assaporare il clima mediterraneo alla perfezione lungo la sua immensa costa. Nell’entroterra la situazione è differente. Vi presento velocemente le temperature medie della regione in inverno (gennaio), così vi fate un’idea, vi presento soltanto le città più importanti:
– Bari: Max: 12.1; Min: 5.2; Media: 8.7
– Brindisi: Media 9.6
– Lecce: Max: 12.3; Min: 5.4; Media: 8.9
– Taranto: Media: 9
– Foggia: Max: 11.4; Min: 2.9; Media: 6.3

– Otranto: Max: 12.0; Min: 7.1; Media: 9.6
– Vieste: Max: 11.3; Min: 7.1; Media: 9.2
– Santa Maria di Leuca: Max: 12.3; Min: 7.3; Media: 9.9

Come vedete, nelle città di mare la temperatura è abbastanza gradevole anche a gennaio, mentre la situazione cambia se si va sulle Murge, ad esempio ecco i dati di Gioia del Colle:
Gioia del Colle: Max: 9.7; Min: 2.0; Media: 3.6

Tutti i dati li ho presi da Italyis.com, se volete vedere le temperature di tutto l’anno in Puglia cliccate qui. Se volete avere una panoramica dell’area salentina è da approfondire il sito di SuperMeteo, una produzione del C.M.S. Centro Meteorologico Salentino e Pugliese in collaborazione con Meteonetwork-Centro Epson Meteo.

Come vedete, quindi, lungo la costa la situazione climatica è davvero mite rispetto al nord e senza dubbio si trovano dei buoni posti in cui svernare in tranquillità, per i quali rimando a questo mio articolo precedente Consigli per le vacanze al mare in Puglia in inverno. Tenete presente che più a sud si va più clima mite troverete, così come anche più verso la costa si va. Della serie: in Salento non nevica quasi mai, io da quando sono nato ricordo soltanto due nevicate bibliche che sono rimaste nella storia locale, quella del 1987 e quella del 2001. Mentre, sulle Murge e nella zona delle Gravine la neve si vede con più frequenza. Lungo la costa adriatica l’unico elemento di fastidio che potete incontrare è il vento di tramontana che qui arriva direttamente dai Balcani.

Foto | Matteo Giardino

Dolci di Natale in Puglia, ricetta dei purciddhruzzi

Tra tutti i dolci tipici di Natale in Puglia, ci sono i purciddhruzzi, usati moltissimo nella zona del Salento. La ricetta ce la fornisce Lisetta de L’Orecchietta, un laboratorio di prodotti tipici locali a Guagnano – Lecce. Insieme a Lisetta abbiamo fatto una presentazione dei purciddhruzzi con questo video, di seguito la sua ricetta.

Ingredienti per l’impasto

1 kg di farina tipo 00 | 200 gr. di olio extravergine di oliva | 1 cucchiaio di zucchero | Un pizzico di sale | una spolverata di cannella | liquore d’anice qb. | vino bianco qb. | Bucce di agrumi (arancio, limone e mandarino) | 1 uovo | 1 bustina di Pane degli Angeli

Preparazione dei purciddhruzzi

Impastate il tutto. Se l’impasto è un po’ duro, aggiungete succo di agrumi. Quando avrete ottenuto un impasto moribo e ben amalgamato, lavoratelo a cordicine e tagliate a mo’ di gnocchetti piccoli (vedete foto precedente). Friggete nell’olio di oliva. Scaldate il miele in una pentola di alluminio o di rame, circa 750 gr. di miele, e appena escono le prime bollicine versate i purciddhruzzi fritti. Rivoltateli nel miele, facendo bollire un po’, circa 1 minuto e mezzo, due. E’ un’operazione delicata perchè, se il miele lo si fa bollire molto, si indurisce insieme ai purciddhruzzi, il che non va bene. A operazione ultimata, versate il tutto nei piatti di terracotta e sistemate per la presentazione aggiungendo sopra degli anesini.

La musica del video è di Bert Jerred

6 cose da fare in Puglia secondo il Daily Mail

La Puglia sta diventando una destinazione molto trendy. Molto spesso me lo dico io, ma lo dicono anche gli altri, italiani e stranieri. Ad esempio, per il Daily Mail la Puglia è la regione più chiacchierata d’Italia (country’s buzzing destination, ho traddotto “buzz” in quel modo, ma ci siamo capiti). A lungo tempo dimenticata, adesso la Puglia sta addirittura sfidando i mostri sacri come Toscana e Umbria in qualità di posto elegante e raffinato da visitare (chic place to visit). Ed ecco che cominciano ad apparire le prime classifiche, molto anglossassoni, tipo questa che propone il Daily Mail: Sei cose che devi fare in Puglia. Vediamo se ci ritroviamo e teniamo presente che è un elenco di cose scritte per gli inglesi.

1. Visitare, osservare
La Puglia è una terra di colori vivi e con uno charm rustico, ovunque caratterizzata da foreste di alberi di ulivo. La zona più scenografica è la lunga costa che si affaccia sull’Adriatico: con le sue città di mare e le baie di acqua cristallina e sabbia bianchissima, la Puglia è stata invasa da stranieri per millenni, stranieri provenienti proprio dal mare. E ne sono rimaste tracce nelle decine di torri costiere, soprattutto nella penisola salentina. Altri resti storici sono le chiese e cattedrali di circa 800 anni fa tra le quali la più bella è quella di Trani, sul mare (foto di apertura).

2. Mosaico
Una delle meraviglie più belle di tutta la Puglia si trova a Otranto, la cittadina salentina che si affaccia sul mare Adriatico. Si tratta del mosaico con il suo albero della vita nella cattedrale normanna. Quello che dovete fare è perdervi tra le sue decine di immagini, tra Adamo ed Eva, i draghi, il giorno del Giudizio, Alessandro il Grande, babele, Noè, …

3. Barocco
Nel sec. XVII Lecce cambiò forma assumendo le sembianze attuali: la capitale del barocco. E fu chiamata anche con il nome di “Firenze del Sud”. Nel suo centro storico troverete chiese barocche a non finire, tra resti di anfiteatri romani, archi di trionfo e balconcini e stradine strettissime. Quello che dovete fare è perdervi nel centro storico e finire il vostro cammino a Santa Croce.

4. La sua parte chic
Una delle parole chiave del boom turistico pugliese in questo momento è la parola masseria. Un sacco di masserie cadute in rovina con l’avvento della modernità sono diventate adesso boutique hotel fantastici: potete dormire immersi negli ulivi, godere del mare accanto, mangiare prodotti tipici della terra, partire per escursioni in bici, a piedi, a cavallo. Cose che non troverete da nessuna altra parte.

5. Arte, storia, cultura
C’è anche un po’ di Unesco in Puglia, grazie a due patrimoni riconosciuti: Castel del Monte, famosissimo, e i trulli di Alberobello, trulli che troverete un po’ in tutta la Valle d’Itria. Anche questi fanno parte dell’esperienza unica pugliese.

6. Chef
Non poteva mancare il cibo. Diversi chef pugliesi stanno conquistando il mondo con il loro ristoranti, soprattutto rivalutando la cucina tradizionale, povera, fatta dei prodotti della terra e della stagione: pasta, verdure, legumi. Senza dimenticare i vini pugliesi, dal Negroamaro al Primitivo in primis. Un’esperienza che io, personalmente, vivo tutti i giorni …

Foto | Cattedrale Trani, loloieg

Ricetta dei cavatelli di farina di grano arso, pomodorini e scaglie di cacioricotta

Per il Natale ormai prossimo, presento una ricetta con prodotti tipici pugliesi, la prima di tre ricette che ci segnala Angela di Sapori dei Sassi, un negozio online che vende prodotti tipici pugliesi e lucani. La ricetta è quella dei cavatelli di farina di grano arso, pomodorini e scaglie di cacioricotta, fate la prova per il cenone di Natale!

Uno dei maggiori prodotti tipici pugliesi è sicuramente la farina di grano arso. Si tratta di un prodotto rivalorizzato moltissimo negli ultimi anni ma che ha radici abbastanza datate. Quella in commercio attualmente è, però, solo una rivisitazione della vera farina di grano arso che, invece, è vietata dalla legge. Infatti quella autentica deriva dalla macinatura dei chicchi di grano arsi durante la bruciatura delle stoppie. In passato, i ricchi proprietari terrieri, dopo la raccolta e la successiva bruciatura delle stoppie, consentivano ai contadini poveri di raccogliere i chicchi di grano arso rimasti per terra; questi poi venivano macinati e la farina che ne derivava veniva utilizzata come merce di scambio per ottenere solo una manciata di farina bianca.

Oggi, come accennato, questa pratica non è più consentita dalla legge in quanto il grano bruciato contiene sostanze cancerogene. Per riprodurre quei profumi, oggi il grano viene dapprima tostato e poi macinato: ecco perché sarebbe più opportuno parlare di farina di grano tostato anziché di grano arso. La farina di grano arso si caratterizza per i suoi delicati profumi di nocciola e caffè tostato e può essere usata sia per la pasta fatta in casa che per i lievitati salati, ma mai in purezza: va utilizzata, al massimo, nella misura di 1:3. Ecco una dimostrazione pratica dell’utilizzo della farina di grano arso in una ricetta semplice ma gustosa. Cavatelli di farina di grano arso, pomodorini e scaglie di cacio ricotta.

Ingredienti (per 4 persone)
Per la pasta: 250 gr. di Semola rimacinata di grano duro Senatore Cappelli | 70 gr. di farina di grano arso | 220 ml di acqua tiepida
Per il condimento: 250 gr. di pomodorini ciliegina | 50 gr. di cacioricotta | Olio extravergine d’oliva q.b. | Uno spicchio d’aglio | Basilico profumato

Preparazione della ricetta
Setacciate le due farine su una spianatoia e create una fontana. Versate l’acqua tiepida a poco a poco e impastate fino a ottenere un panetto morbido ma di buona consistenza. Tagliate un pezzo di pasta dal panetto e, aiutandovi con i palmi delle mani, formate un lungo cilindro dal diametro di massimo 4-5 millimetri, non di più, altrimenti i cavatelli risulteranno troppo grossi e avrete poi difficoltà in cottura. Con l’apposito coltello, poi, dividete il cilindro in tanti cilindretti più piccoli, lunghi 3/4 dita. Prendete il primo cilindretto e, con i polpastrelli cavateli dall’esterno verso l’interno. Ripetete il procedimento fino a quando l’intero panetto sarà terminato. In una padella, far soffriggere l’olio extravergine d’oliva e l’aglio. Quando quest’ultimo avrà raggiunto la giusta doratura, aggiungete i pomodorini ciliegina tagliati a metà e fate cuocere a fiamma alta per circa 10 minuti. Coprite con un coperchio: in questo modo i pomodorini potranno appassire delicatamente senza bruciare. Se volete, aggiungete un po’ di basilico tritato. Nel frattempo, fate cuocere i cavatelli in abbondante acqua salata. Quando saranno cotti, uniteli ai pomodorini e fate saltare in padella per qualche minuto. Servite nei piatti con abbondanti scaglie di cacio ricotta e basilico a volontà.

Potete seguire il blog di Sapori dei Sassi curato da Giuseppe Carlucci, per scoprire altri spunti culinari.